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Vira Gambarogno Il paese delle pitture murali e degli affreschi sulle case del nucleo I...

Calligrafia..

Caslano Al Museo della Pesca una mostra con opere calligrafiche Presso la nuova sede del...

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La De Primi Fine Art: Far convivere e dialogare il maggior numero di forme e di stili ...

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Giubiasco ArteperArte incontra il territorio anche a Monte Carasso e Pianezzo Il Municip...

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L’architetto ticinese per “Château Faugères” Un tempio del vino firmato Botta nel regno di Sua ...

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Vira Gambarogno Le pitture murali e gli affreschi per l’estate artistica nelle vie del paese

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GambarognoArte

Foto documento GambarognoArte

Vira Gambarogno
Il paese delle pitture murali
e degli affreschi sulle case del nucleo


Il momento “clou” della manifestazione artistica che quest’anno si svolge a Vira Gambarogno è fissato per il sabato 31 luglio. Rispetto alle altre mostre internazionali organizzate nel corso dell’ultimo mezzo secolo, quella programmata per questo inizio di estate è un po’ particolare. Si tratta sempre di arte all’aperto a totale fruizione della popolazione locale, dell’amante dell’arte e del turista, ma non propone un percorso espositivo estemporaneo, con una sua data di scadenza. La manifestazione in atto si rifà infatti a quella tenuta nello stesso luogo nel lontano 1970. Quell’anno i promotori, capitanati dall’instancabile Edgardo Ratti, avevano allestito la “Scuola dell’Affresco di Vira Gambarogno”, coinvolgendo nell’operazione un buon numero di giovani artisti, messi ad “imparare il mestiere” sotto la guida del professor Aurelio Modellato, allora persona di riferimento per l’arte dell’affresco nell’area lombarda. Ne uscirono una decina di belle opere eseguite direttamente su altrettante facciate di case situate nel nucleo storico del paese.
Ora sono passati 40 anni. Alcune opere sono purtroppo andate perse nelle fasi di ristrutturazione di diverse case, mentre le rimanenti esibiscono tutti i segni del tempo. La manifestazione di quest’anno, voluta come sempre dalla Associazione GambarognoArte, si propone appunto di effettuare le opere necessarie per conservare il conservabile. Si tratta di otto affreschi che durante il mese di luglio verranno “rinfrescati” a regola d’arte. Per lo scopo l’Associazione fa capo al restauratore diplomato Maurizio Di Nardo che ha la fortuna di poter operare con a fianco l’artista Giancarlo Tamagni, che già nel 1970 fu l’assistente di Morellato. Per alcune opere si tratta di procedere unicamente alla pulitura e ai normali trattamenti di conservazione, mentre per altri, visto che gli artisti sono tuttora viventi ed hanno deciso di collaborare attivamente, è possibile procedere ad interventi più incisivi con un restauro vero e proprio.
Parallelamente al restauro di opere sulle facciate delle case, un altro intervento significativo programmato da questa edizione 2010 con l’arte a Vira è quello della restaurazione di alcune stazioni della Via Crucis di S. Abbondio, eseguite nel 1972 ed in seguito rimosse perché oggetto di atti di vandalismo. Si tratta di interessanti lavori eseguiti a suo tempo da rinomati artisti svizzeri che purtroppo hanno potuto far solo breve mostra nella loro sede naturale sul sentiero del paese gambarognese. Quello che si potrà recuperare verrà fatto presso un atelier montato nel giardino dell’oratorio, dove artisti e restauratori cercheranno di portare agli antichi splendori i dipinti e gli affreschi.
L’atelier in questione servirà anche da qualificato posto di lavoro per sei artisti contemporanei che lì effettueranno altrettante opere pittoriche di grandi dimensioni che in seguito verranno fissate su sei nuove pareti del nucleo di Vira. Si tratta degli artisti Giancarlo Tamagni, Pierluigi Poretti, Fausto Tommasina, Carlo Manini, Carlo Pizzichini e Urs Dickerhof, che con questa tornata inaugureranno di fatto una consuetudine che l’Associazione GambarognoArte vuole portare avanti negli anni con lo scopo di far identificare Vira Gmbarogno come “il paese degli affreschi e delle pitture murali”.
Tutti i lavori di restauro, conservazione ed esecuzione di nuove opere si effettueranno lungo le ultime tre settimane del mese di luglio. Sono lavori che gli interessati possono seguire da vicino visto che le conservazioni delle pareti vengono effettuate sul suolo pubblico, e che l’atelier posto all’Oratorio prevede il libero accesso a chiunque voglia vedere da vicino l’opera di restauratori e pittori. Durante gli ultimi giorni del mese le sei nuove opere verranno fissate su altrettanti pareti, mentre l’inaugurazione delle nuove opere e di quelle rinnovate, che designano un nuovo percorso artistico all’interno del paese di Vira, avverrà sabato 31 luglio con una simpatica manifestazione che si terrà sul sagrato della chiesa.



Il programma

Gli interventi sulle facciate delle case (recupero, conservazione e restauro delle opere esistenti) iniziano durante la prima settimana di luglio.

I lavori di realizzazione delle nuove opere (presso il laboratorio allestito sullo spiazzo dell'oratorio) iniziano il 7 luglio.

I lavori di montaggio delle nuove opere sulle facciate delle case verranno effettuate durante l'ultima settimana di luglio

L’inaugurazione dei lavori eseguiti durante tutto il mese di luglio (con festa nel nucleo/sagrato alla quale è invitata tutta la popolazione e gli appassionati d’arte) si terrà sabato 31 luglio dalle 19.30.

Il pubblico può liberamente assistere ai lavori effettuati dagli artisti presso l’apposito atelier allestito nel cortile dell’oratorio.


Foto documento GambarognoArte
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Calligrafia

Foto documento Calligrafia

Caslano
Al Museo della Pesca
una mostra con opere calligrafiche


Presso la nuova sede del “Museo della Pesca” di Caslano, in Via dei Meriggi 32, è in atto una mostra proposta dall’associazione “Calligrafia in Ticino”. La rassegna, dal titolo “Senza Rete”, vede protagonisti gli artisti Eliana Auguadri, Loredana Baccianti, Lorenza Buzzi, Gabriela Carbognani Hess, Martine Chardin Bolli, Nathalie Conte, Giovanna Croci Maspoli Pozzi, Orio Galli, Manuela Ferretti, Cinzia Giambonini, Anita Gianinazzi, Giorgio Grassi, Luisa Jaeggli-Serandrei, Nicoletta Locarnini, Maurilia Minoli, Enzo Pelli, Paola Rezzonico Milani, Peter Wunderlich.
In totale sono diciotto opere di altrettanti artisti di casa nostra che presentano opere calligrafe che hanno temi riferiti a pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione. È questa l’insolita proposta con la quale il Museo della pesca ha deciso di accompagnare l’inaugurazione della sua nuova sede. L’invito è stato rivolto all’associazione “Calligrafia in Ticino” che, per l’occasione, presenta lavori esclusivamente ispirati al mondo della pesca. Riunite sotto il titolo - volutamente scherzoso- di “Senza Rete”, le opere propongono una libera trasposizione calligrafica di ricette, testi poetici, dialettali o in lingua, proverbi, motti di spirito, citazioni religiosi.
Dopo il successo della collettiva “il-leggibile”, allestita lo scorso novembre ai Bagni di Stabio, l’associazione “Calligrafia in Ticino” si presenta dunque per la seconda volta al pubblico, a testimonianza della vivacità e della potenzialità artistiche della moderna calligrafia. I membri di questa libera associazione praticano la calligrafia come forma di espressione artistica, ma anche come strumento di crescita interiore e personale.
L’esposizione a Caslano rimarrà aperta fino al 30 settembre nei giorni di martedì, giovedì, domenica dalle 14.00 alle 18.00.

Nell'immagine in alto: l'opera intitolata "Je suis hanté par les eaux", 2010, di Nathalie Conte.

sotto:
Enzo Pelli, “G'ascia / ghiaccio”, 2010, da una poesia di Giovanni Orelli, inchiostro e pastello su carta, cm 59x42.

Peter Wunderlich, “Pesci in umido”, 2010, china e acquarelli su carta, cm 57x42.



Foto documento Calligrafia
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Arte a Lugano

Foto documento Arte a Lugano

La De Primi Fine Art:
Far convivere e dialogare
il maggior numero di forme e di stili



Ha mosso i suoi primi passi in sordina a Lugano pochi anni fa, ma la De Primi Fine Art ha un’esperienza internazionale da ben oltre un trentennio. Ha una nuova bella sede in un discreto palazzo nel centro di Lugano, in Pazza Cioccaro 2 al terzo piano, e si rivolge si al mercato locale, ma soprattutto a quello internazionale. E d'altronde ne ha i numeri, grazie alla pregevolezza delle opere che ha in catalogo e al rinomato nome degli artisti trattati. Si tratta di una dinamica galleria d'arte, diretta da Saverio Repetto, specializzata a tutto tondo sia in opere d'arte antica, sia moderna e contemporanea, inclusa la fotografia. La sede luganese ha il vantaggio di far parte di un network internazionale con conoscenze in ogni dove nel settore dell’arte.
Tra le sue attività la galleria luganese, oltre ovviamente a quella dell’esposizione e della vendita di ricercate opere, propone una qualificata attività di consulenza ed intermediazione per clientela sia privata sia istituzionale. Grazie ad un collaudato team di esperti e critici d’arte si propone per analizzare e offrire un supporto nella creazione e nella ristrutturazione di collezioni artistiche, così come per fornire perizie su opere d’arte di vario genere: scultura, pittura e fotografia. La società si occupa anche della loro autentificazione e di un loro eventuale deposito temporaneo. Servizi questi che si rivolgono sia alla clientela privata sia a commercianti o a gallerie d’arte, così come alle pubbliche istituzioni.
L’attività espositiva della De Primi Fine Art si svolge prevalentemente presso la sua raccolta sede di Piazza Cioccaro a Lugano, dove periodicamente vengono messe in mostra opere di artisti di rilevanza internazionale. Nel 2008 sono stati esposti in due distinte mostre collettive i più grandi artisti contemporanei, da Christo a Sam Francis, passando per Lucio Fontana ed Hans Hartung, tanto per citarne alcuni, ed una selezione di pregiate opere antiche, che comprendeva artisti del calibro di Salomon Hermann Corrodi, Marco Ricci, Pier Francesco Foschi e molti altri. Nel 2009, tra le altre, sono da menzionare la mostra dedicata a Robin Rhode (1976), giovane e geniale artista contemporaneo sudafricano, ma ormai di fama mondiale, e quella consacrata a Giuliana Fresco, rinomata artista italiana che vive e lavora tra Londra e Milano. L’anno corrente è stato inaugurato con l’esposizione intitolata: “La polifonia del mondo: fotografie 1964-2010” dove i più grandi maestri della fotografia, nella loro eterogeneità, sono stati messi a confronto con il desiderio di dare vita ad una polifonia, una moltitudine di voci che dialogano assieme, a testimonianza della crescente importanza che il medium fotografico ha assunto nel mondo artistico contemporaneo. Citiamo alcuni degli artisti presenti: Ansel Adams, Nobuyoshi Araky, Cindy Sherman, Shirin Neshat, Abbas Kiarostami, Hiroshi Sugimoto, James Turrell e molti altri.
Per il prossimo mese di settembre è in programma una mostra di dipinti di piccolo e medio formato di Alex Katz (1927), uno dei maggiori esponenti della scena artistica americana dal dopoguerra ad oggi, già presente in importanti collezioni pubbliche permanenti come il MOMA ed il Whitney Museum of American Art di New York. Assolutamente unico e penetrante artista le cui opere luminosissime abbagliano ogni volta che le si guardano. Seguirà a novembre un’esposizione dedicata all’arte antica, destinata a mettere in risalto le nature morte floreali magistralmente dipinte da Gasparo Lopez, detto Gasparo dei Fiori (1650-1732). Saranno presenti una selezione di circa 15-20 opere di altissimo livello.
In questa prospettiva, la De Primi Fine Art, grazie all’apporto dei suoi esperti di varia specializzazione, si propone di coniugare, con professionalità e coerenza, l’antico con il moderno ed il moderno con le più interessanti voci contemporanee. Essendo persuasa della loro naturale e felice armonizzazione - come da alcuni anni dimostra la fiera d’arte internazionale di Maastricht che si può considerare tra le più importanti e belle – l’intento della struttura luganese è quello di far convivere e dialogare il maggior numero di forme e di stili.

Immagini:

Jonathan Meese, "Parteibub Dollarry, vom Kausee, hmmm", 2007, olio su tela, cm 30 x 30

J&PEG, “First Stone”, 2010, fotografia ed acrilico su PVC, cm 70 x 50.


Foto documento Arte a Lugano
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Arte all'aperto

Foto documento Arte all'aperto

Giubiasco
ArteperArte incontra il territorio
anche a Monte Carasso e Pianezzo


Il Municipio di Giubiasco, dopo aver visto concretizzarsi il progetto della nuova Piazza, ha affidato all’artista Giancarlo Tamagni (che si è avvalso della collaborazione anche di Gualtiero Mascanzoni e Gabriele Tamagni), il preciso compito di “vedere un progetto artistico - culturale congruo e concorde” con le opere già presenti sul territorio del Borgo. Il progetto che ne è uscito si sviluppa sull’arco di tre anni dal 2009 al 2011 e si propone di accompagnare la gente di Giubiasco e d’altrove alla scoperta del territorio comunale, percorrendo il presente attraverso esplorazioni artistico-culturali. Il viaggio attraverso le diverse zone toccate dal percorso artistico porta la gente a ripercorrere frammenti di passato e ad incontrare le testimonianze moderne d’adesione al territorio da parte degli artisti.
ArteperArte propone un programma ben strutturato che vede principalmente opere adeguatamente collocate in permanenza sulle facciate di alcune case. Ma anche un’animazione biennale OpenAir con elementi scultorei, intervallata da interventi definitivi sul territorio e abbellita da un percorso che vede opere artistiche disseminate lungo le vie del Borgo e al Mercato Coperto; annualmente, poi, propone una presenza diretta d’artisti a contatto con la popolazione, in un avvicendarsi tra sculture, disegni, pitture, progetti ed idee.
Oltre al punto centrale rappresentato da Giubiasco, il progetto comprende interventi e manifestazione anche nei comuni confinanti di Monte Carasso e di Pianezzo. Il percorso espositivo che coinvolge i tre luoghi è stato progettato per creare una sorta di dialogo tra la bellezza e la particolarità dell’ambiente circostante. Le opere contemporanee che lì vengono avvicinate al pubblico, sono visibili insieme con le architetture e le trame urbane giunte sul territorio nel corso dei secoli. Si può vivere così un emozionante confronto fra l’arte paesaggistica di un tempo e quella d’oggi.

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Il percorso artistico nei tre Comuni

Giubiasco, borgo di grande tradizione storica, quadrivio delle strade importanti, divenne sin dall'epoca romana, uno dei più grandi nuclei verso i quali confluivano le genti, in transito in special modo sull'asse nord-sud. La storia di Giubiasco, l’identificazione del suo patrimonio, l’intervento epocale sull’ampio slargo di Piazza Grande, la solennità della Parrocchiale della Madonna Assunta e la sensibilità del municipio sono certamente l’origine e la legittimazione al progetto ArteperArte. Attraversare il Borghetto, girovagare tra le viuzze ed indugiare sul limitare di Piazza Grande, significa fondamentalmente riconsegnare alla gente quel territorio ideale per riconsiderare la storia.
A pochi minuti da Giubiasco, sulla sponda destra del Ticino, si incontra Monte Carasso e il suo Antico Monastero delle Agostiniane, piccolo gioiello dell’architettura rinascimentale rurale fondato nel 1450. Immediatamente si respira un’aria speciale e accanto al prezioso e determinante contributo dell’architetto Luigi Snozzi si reperisce sviluppo, progettualità e incremento dell’uso qualitativo del territorio. Ai più attenti e curiosi visitatori non potranno sfuggire i Sotterranei dell'Arte, proprio nell’Antico Monastero, pregevole luogo di rimando culturale non indifferente.
Appena allontanati da Giubiasco e ceduta alle spalle la cantonale, si sale sulla china che porta a Lôro e si arriva a Pianezzo, a 490 m s/l/m. Situato all'inizio della Valle Morobbia era già abitato in maniera stabile in epoca preistorica. Nella sua necropoli si sono ritrovate una sessantina di tombe con numerosi reperti risalenti all'età del ferro. Dopo aver visitato la Chiesa Parrocchiale del XVI° secolo, offerta ai Santi Giacomo e Filippo, vale la pena transitare lungo le incantevoli viuzze del paese, piacevolmente restituite all'antico splendore. E qui è possibile scoprire l'arredo artistico giunto sul territorio. Viene suggerita anche una risalita in valle, per una sbirciata al paesaggio di tipico stampo alpestre e alla recuperata Via del Ferro.

Gli artisti di ArteperArteOpenAir 09/11

Heinz Aeschlimann, Stansstad
Fritz Baack, Rorschacherberg
Aldo Ferrario, Carona
JŸrg HŠusler, Basilea
Martina Lauinger, Müunsingen
Steff Lüthi, Gordola
Gualtiero Mascanzoni, Bellinzona
Karl A. Mayer, Basilea
Pascal Murer, Locarno
Carlo Pizzichini, Monticano
Milvia Quadrio, Olivone
Luca Rendina, Milano
Valerio Righini, Tirano
Giorgio Robustelli, Cunardo
Sandra Snozzi, Bellinzona
Giancarlo Tamagni, Pianezzo
Gianmarco Torriani, Novazzano
Christina Wendt, Wohlen b. Be
Gillian White, Leibstadt


Foto documento Arte all'aperto
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Architettura

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L’architetto ticinese per “Château Faugères”
Un tempio del vino firmato Botta
nel regno di Sua Maestà il Bordeaux


Un tempio per il vino pensato in Ticino e innalzato in una terra sacra di vite e viticoltura. Siamo fra le ondulate colline di Saint-Émilion, a Bordeaux, dove i vini sono un vanto storico, frutto di natura, esperienza, applicazione, fatica. L’arte del vino e l’arte di un ambiente che lo celebri: è nata così una convergenza che ha portato alla realizzazione di un edificio che unisce due mondi di genialità, il mestiere di Mario Botta, griffe mondiale dell’architettura, e quello di un popolo che da sempre si dedica a lavorare la vigna per farne vini che hanno un culto senza confini.
Il “Tempio del vino” nel “Château Faugères”, dentro una cornice che è un incanto di colori in ogni stagione dell’anno, è stato ideato e voluto da un imprenditore della nuova frontiera, lo svittero Silvio Denz, un uomo che si muove con molteplicità di interessi, come i tempi suggeriscono ai moderni Ulisse che hanno voglia di cercare nuovi orizzonti, di tentare nuove avventure. E Silvio Denz le sfide le raccoglie, passando con grande padronanza dall’arte alla cantina, da un marchio storico come Lalique a un altro che è già al top delle classifiche dei vini, come “Château Faugères”. Tutto nella vita è un richiamo di profumi: quello dei vini arriva da molto lontano, dalla notte dei tempi e della storia. Chissà chi è il padre dei vini, con gli effetti che ci vengono narrati già in Noè, patriarca che forse portò qualche vitigno sulla biblica arca. Oltre ai profumi sempre più ricchi dei vini, il basilese ha voluto considerare anche altri profumi, quelli che contribuiscono al fascino e alla personalità individuale: ed ecco la linea “Art et Fragrante S.A.”. Arte, profumi, vini, impulsi di passione e spinta imprenditoriale, il vecchio mondo che unisce Svizzera, Francia, Spagna, Germania e Italia e modernità del villaggio globale, con il mercato americano molto interessato ai vini, ma anche quello asiatico.
Ogni liturgia esige naturalmente anche, e da sempre, luoghi convenienti di celebrazione. Silvio Denz ha voluto per il suo tempio a Bordeaux – città dove si può ammirare una splendida cattedrale gotica – la matita magica di Mario Botta, progettista di Musei d’arte moderna (San Francisco e Rovereto), cattedrali e chiese (dal progetto della sua prima chiesa a Mogno, alla cattedrale di Evry in Francia), sinagoghe e moschee, scuole, biblioteche, banche e alberghi, piscine e casinò. Non c’è avventura che non intrighi il genio creativo di questo nome cosmopolita, eternamente in movimento da un cantiere all’altro, dal Giappone agli Stati Uniti.
Poteva mancare un confronto con un prodotto e un simbolo carichi di millenni di storia, di civiltà, di sudori ma anche di letizia quali sono la vite, l’uva e il vino? Botta non era al suo primo cimento in materia: già aveva messo la sua firma fra le colline del Chianti, a Suvereto, in provincia di Grosseto, dove ritroviamo Denz, attivo pure in Spagna. Dai filari e dalle dolcezze paesaggistiche della Toscana eccolo in un’altra terra carica di tradizione e di voglia di futuro, Bordeaux. E così, un vino già carico di meritata fama, diventerà un oggetto di collezione, sarà un prodotto da esibire, ma soprattutto da degustare, sottolineatura di momenti che sanno di evento.
Il progetto di Re Botta ha avuto un percorso di quasi 4 anni per arrivare – come si suol dire – al tetto: decollato nel 2005-2006, è stato inaugurato il 24 settembre dello scorso anno, alla vigilia dell’inizio della vendemmia, quando dalle nostre parti i grappoli erano già nei tini. In movimento, nella regione del Bordeaux, per questo rito che è lavoro e festa, ci sono 300 mila operai. Sono persone che si muovono fra i filari della vite e che vengono impegnate anche in altre colture (fragole, lamponi, mirtilli, ecc.). “Temple du Vin”: l’edificio sorge su una superficie vignata di 32 mila metri quadrati ed è costato 12 milioni di franchi: questo Saint-Émilion Grand cru; ma qui è tutto un susseguirsi di vigneti, a perdita d’occhio, su dolci pendii che sembrano tenuti da perfetti giardinieri. Ha ragione Botta quando dice che “i vigneti disegnano un paesaggio armonioso che unisce in maniera raffinata le trasformazioni della mano dell’uomo e la natura. I toni verdeggianti fanno posto nello scorrere delle stagioni al temperato giallo-grigio dell’inverno”.
Qui Botta ha immaginato e poi fatto sorgere un “tempio” molto ben riuscito: uno zoccolo di pietra, in parte interrato, con tutti gli spazi necessari alla produzione e alla conservazione delle botti per l’invecchiamento del vino. La cantina può contenere 80 mila litri di vino e 400 mila bottiglie (46 tini da 50-80 ettolitri). C’è da dire che qui si è invertita anche una tendenza: nel tempo della glorificazione dell’acciaio, si è puntato sulla “barrique”, l’intramontabile magia delle botti in rovere. Una torre sale al centro della costruzione di Botta e questa vuole essere un motivo e punto d’incontro per la gente che vi affluirà. In cima, una vasta terrazza coperta, con linee che richiamano i barili, fa viaggiare la vista a perdita d’occhio, con un sapiente gioco di luci che si allungano sui campi in ogni ora del giorno, dall’alba al tramonto.
Terra e natura, architettura moderna e paesaggio da sogno, lavoro con gesti che si ripetono da secoli e torre-simbolo del nuovo che avanza, un intreccio molto felice di memoria, fatiche di uomini d’ogni epoca, identità. Tutto è un segnale forte e preciso di una sensibilità che va ben oltre la tecnica in un tentativo di arricchimento reciproco. L’interesse a tutti i livelli è stato subito molto elevato e lo si è visto soprattutto in occasione della cerimonia inaugurale, con largo intervento di autorità e di media da tutta la Francia. Non c’è due senza tre, assicura il detto popolare. Dopo Suvereto e Bordeaux, si è celebrato anche anche il “tre” di Botta alla corte di Bacco: a Lugano-Sorengo è stata recentemente inaugurata la splendida cantina della Fattoria Moncucchetto.

Giuseppe Zois


Foto documento Architettura
 

openArt 10

Foto documento openArt 10

Roveredo, Castelrotto e Grono
openArt si fa in tre
per festeggiare i suoi dieci anni

OpenArt si fa in tre in questa edizione 2010. In occasione dei suoi dieci anni, alla grande rassegna di scultura in località Trii a Rovereto Grigioni si aggiungono altri due importanti eventi. Il primo ad aprire sarà una rassegna - sempre di scultura - allestita nella Tenuta Tamborini Vallombrosa di Castelrotto, località malcantonese, sopra Ponte Tresa: sono 24 gli artisti partecipanti che presentano interventi plastici di grande fascino, immersi anche lì in una natura incontaminata, tra filari di viti stradine agricole e bosco di castagni e robinie. L’altro evento parallelo è invece presentato, a partire da domenica 25 luglio, negli spazi suggestivi della Torre Fiorenzana a Grono, a pochi chilometri da Rovereto Grigioni: vi esporranno Paolo Grassi, Sibylle Pasche e Sergio Tappa.
La fama di openArt ha da tempo superato i confini della regione in cui è situata, appena fuori dal Canton Ticino, sulla strada che porta al passo del san Bernardino. Gli oltre 100 mila metri quadrati dei terreni in località Trii che accolgono ogni anno le grandi opere e le installazioni che arrivano da varie parti d’Europa sono diventati un luogo di convegno per gli appassionati d’arte della Svizzera in particolare, ma anche di Austria, Germania, Italia e Francia, che non perdono ogni estate l’occasione per affacciarsi su uno spaccato di quella che è la creatività europea del momento.
Quest’anno, per il decennale dell’importante appuntamento con l’arte all’aperto, il numero degli artisti è ulteriormente lievitato: sono una settantina gli autori rappresentati, frutto di una selezione che, come in passato, è fatta da Luigi a Marca, egli pure scultore, ma soprattutto organizzatore instancabile di questo incontro che richiama a Rovereto Grigioni, assieme agli artisti, critici e direttori di musei. Molto apprezzata da tutti è la commistione arte-natura che sposa bene i manufatti con le distese di verde o i boschi entro cui sono disposte le opere, appositamente progettate e realizzate, nei materiali più vari, dove prevalgono ancora, pur in declinazioni innovative, legno e pietra.
Sempre folta è la presenza degli artisti svizzeri, cui si affiancano scultori provenienti dalla Germania e da altre parti d’Europa (Austria, Francia, Italia, Olanda e Gran Bretagna), ma appare subito evidente come l’espressione artistica non abbia ormai più nazionalità. Le sculture (in legno, bronzo, pietra ed altri materiali meno usuali), le installazioni più varie, i video non sono più connotati dalla cultura di provenienza ma vivono di una globalità (qui certamente produttiva) fatta propria dagli artisti che si confrontano con l’arte del mondo intero.
Grande festa il giorno dell’apertura - sabato 24 luglio, dalle ore 17 in avanti – per un pubblico che affollerà come sempre numerosissimo l’ampio spazio espositivo. Ma numerosi saranno i visitatori anche all’appuntamento di venerdì 23 per il vernissage della mostra alla Tenuta Tamborini Vallombrosa a Castelrotto e poi, la domenica, per la rassegna alla Torre Fiorenzana di Grono.


Foto documento openArt 10
Foto documento openArt 10
 

Sport

Foto documento Sport

Ascona
Il primo torneo di polo in Ticino
4 team e 80 cavalli all’aeroporto


Dal 16 al 18 luglio ad Ascona avrà luogo il primo torneo internazionale di polo del Ticino: la “Polo Cup Ascona 2010”. L’evento è organizzato dal locale club sportivo, nato da pochi mesi grazie all’intraprendenza del giocatore Uwe Zimmermann, eletto presidente del Poloclub Ascona, oltre che della signora Margit Sauer e del signor Marco Styger, vicepresidenti, che vantano una lunga esperienza nell’organizzazione di tornei di polo a livello internazionale. Obiettivo del sodalizio asconese è quello di introdurre e diffondere la pratica e l’interesse per questo sport anche in Ticino, unica parte della Svizzera dove ancora lo sport del polo non è conosciuto. È invece regolarmente praticato a St. Moritz, Ginevra, Zurigo, Berna, dove sono attivi complessivamente oltre 150 giocatori e giocatrici.
A questo primo torneo internazionale di Ascona saranno presenti quattro team che utilizzano complessivamente un’ottantina di cavalli da polo. Sarà un torneo di Arena Polo, la variante che si gioca su sabbia, e verrà disputato sul sedime dell’ex Aerodromo di Ascona da quattro squadre di tre giocatori a cavallo provenienti da diversi paesi europei e dall’Argentina. Solitamente questa versione (Arena Polo) si gioca in inverno al coperto, quando il clima o lo spazio non consentono di praticare open air. Il polo classico si gioca invece su campi in erba ben più vasti e con la pallina di legno o di plastica, dalle dimensioni circa di quella da baseball. Esiste anche la versione sulla neve, come nel caso del torneo di gennaio a St. Moritz, oppure a Megève o a Cortina d'Ampezzo.
Il polo è disciplina sportiva che si pratica da oltre 2000 anni e si basa sulla simbiosi tra cavallo e cavaliere: la velocità e l’eleganza rendono questo sport unico nel suo genere. Il gioco è spettacolare e molto dinamico. I contendenti, su cavalli al galoppo, colpiscono e si passano la pallina con un’apposita mazza: obiettivo è segnare punti indirizzando la palla nella porta avversaria formata da due pali (per rendere l’idea: simile agli obiettivi per esempio del rugby, e anche del calcio o dell’hockey).
Sono varie le iniziative che faranno da corollario all’evento sportivo asconese. Oltre alle diverse iniziative serali, è da segnalare in particolare la parata dei giocatori che si svolgerà sul lungolago di Ascona sabato 17 luglio alle ore 11.00. L’evento sportivo è aperto al pubblico per tutte e tre le giornate, inclusa la finale che si disputa domenica 18 luglio (inizio ore 14.00); alle 12.15 si terrà invece la finalina per il terzo posto. Le prime due partite eliminatorie si terranno venerdì alle 16.30 e alle 17.30; mentre le altre due sono in programma sabato alle 19.00 e alle 20.30. Il biglietto d’ingresso all’area pubblica, dove è allestita anche una zona rinfresco, è di 25 franchi; esiste anche la possibilità di un posto o un tavolo nella tenda Vip.


 

Vini Amarone

Foto documento Vini Amarone

Dal Veneto
I portentosi vini Amarone
dell’azienda Masi Agricola


La storia di Masi Agricola ha le sue radici a Verona. Il nome stesso deriva dal "Vaio dei Masi", la piccola valle acquisita alla fine del XVIII secolo nel cuore della Valpolicella Classica dalla famiglia Boscaini, tutt’ora proprietaria. L'azienda veneta si è mano a mano allargata con acquisizioni successive nelle migliori aree storiche di produzione delle Venezie, dove ora produce vini di pregio, con i caratteri della modernità e il cuore antico, impiegando prevalentemente uve autoctone e metodi tradizionali, anche se con costante aggiornamento tecnologico. In particolare, Masi possiede e sfrutta una metodologia riconosciuta nella tecnica dell’appassimento delle uve, conosciuta sin dai tempi degli antichi Romani. Numerose testimonianze storiche, archeologiche e letterarie dimostrano la produzione nel corso dei secoli di due tipi di vino da uve appassite: una versione dolce (l’antico Reticum, corrispondente all’attuale Recioto) e una versione secca (l’Amarone). Le uve riposano nei mesi invernali su graticci di bambù prima della vinificazione; in questo lungo periodo il colore, gli zuccheri, gli aromi e i tannini si concentrano, per poi dare origine a vini dalle caratteristiche uniche, primo tra tutti l’Amarone. È stato infatti Masi ad attualizzare l’Amarone dando un fondamentale contributo al suo successo nel mondo.
Masi è uno degli interpreti storici di questo vino poiché sin dal 1772 ha avuto a disposizione alcuni dei vigneti più prestigiosi e luoghi di appassimento di maggior pregio. Ha selezionato i migliori vigneti di collina, con le coste rivolte al tramonto (“a sera”), che godono di giornate di sole più lunghe e del clima mite del Lago di Garda. Non a caso, il suo Amarone Classico porta l’evocativo nome “Costasera”. Oggi l’azienda è leader nella produzione di questo particolare vino: al Classico Costasera si sono aggiunti i cru (vini le cui uve provengono da un vigneto singolo, selezionato per le caratteristiche pedoclimatiche uniche) Campolongo di Torbe, Mazzano e Vaio Armaron (prodotto nelle storiche tenute dei conti Serégo Alighieri) e la Riserva di Costasera, sintesi delle conoscenze tecniche attuali. Si tratta della gamma più ampia e qualificata proposta al mercato internazionale.
Alla Masi è riconosciuto anche il merito di essere stata artefice di una ingegnosa tecnica, divenuta nota con il nome di “ripasso”: essa prevede che, in un vino fresco delle Venezie, vengano immesse le vinacce usate per la produzione dell’Amarone, attivando una seconda fermentazione alcolica, che dona al vino maggior colore, aromi e struttura. Il primo prodotto ottenuto con questa tecnica fu il Campofiorin Ripasso nel 1964, l’originale che divenne prototipo di una nuova categoria di vini veronesi. Questa tecnica è stata affinata da Masi negli anni Ottanta, evolvendo nella “doppia fermentazione” con cui si produce il moderno Campofiorin (e il Brolo di Campofiorin, che ne costituisce una speciale selezione): vino rosso da uve autoctone veronesi rifermentato con le stesse uve semi-appassite, non ancora sfruttate per la produzione dell’Amarone, adatte a conferire piacevoli e complessi aromi e maggior struttura.
L’Agricola Masi è da anni attiva in un altro ambizioso progetto. Il concetto che ne sta alla base è antico e nobile: quello delle Tre Venezie, ovvero del territorio (Veneto, Trentino e Friuli) che fu un tempo governato dalla Serenissima Repubblica di Venezia, ancor oggi omogeneo da un punto di vista culturale e valoriale. La famiglia Boscaini, ed in particolare Sandro Boscaini, che ne costituisce la sesta generazione, si è lasciato affascinare dall’idea di recuperare il lustro della nobiltà triveneta che aveva un tempo caratterizzato queste regioni. Lo ha fatto a partire dal 1973, anno in cui è iniziata la collaborazione con i Conti Serego Alighieri, discendenti diretti del poeta Dante, proprietari della tenuta che, in Valpolicella, può vantare la più lunga storia e tradizione. La proprietà fu acquisita nel lontano 1353 da Pietro Alighieri, figlio di Dante, che aveva seguito il padre durante l’esilio a Verona e qui si era fermato anche dopo la morte del poeta. Dal 1500 cominciò la produzione vinicola: una tradizione che si è perpetrata nella storia e che ancora oggi continua. Casa e terreni, dopo venti generazioni, sono proprietà del Conte Pieralvise di Serego Alighieri. La villa convive con la tradizionale attività di una vasta e florida azienda agricola e vitivinicola, condotta in collaborazione con Masi Agricola, che ha messo a disposizione tecniche moderne e una rete internazionale per distribuire i vini unici che, dalle storiche tenute, vanno alla volta dei mercati di tutto il mondo. Emblematici sono il Vaio Armaron, Amarone di straordinaria forza e complessità, che prende il nome dall’omonimo vigneto da cui sembra derivi la parola “Amarone”, e il Valpolicella dell’Anniversario, vino con cui la famiglia ha voluto celebrare i 650 anni di presenza in Valpolicella. Con un accurato restauro conservativo, parte della storica tenuta è stata adibita a residence, dove oggi vi sono otto appartamenti, sale per convegni e strutture specifiche per la degustazione di cibi e di vini.
Masi ha sostenuto anche l’affascinante progetto che ha unito l’esperienza vitivinicola al ritorno simbolico della famiglia Alighieri in Toscana, attraverso l’acquisizione della tenuta Poderi del Bello Ovile a Cinigiano, ai confini col Montalcino, dove oggi i Conti Serego Alighieri producono un rosso di Toscana igt, il “Poderi del Bello Ovile”, nome che si rifà a un verso dantesco, in cui il poeta esule sognava di ritornare alla sua terra natia, il “bello ovile” appunto. Più recentemente è arrivato anche il matrimonio con il Trentino, e in particolare con i Conti Bossi Fedrigotti, che vivono a Rovereto da oltre 600 anni e da più di 300 si dedicano alla vitivinicoltura. La prima vendemmia risale al 1697. La più grande innovazione è del 1961, anno in cui Federico Bossi Fedrigotti creò il primo uvaggio bordolese in Italia: il Fojaneghe. Gli attuali proprietari, Isabella, Maria Josè e Gian Paolo Bossi Fedrigotti, continuano a produrre i vini nelle antiche tenute, 40 ettari di vigneti tra i più pregiati della regione. Dal 2007 la storica casa vinicola è affiancata dalla Masi, grazie alla cui collaborazione i tradizionali Pinot Grigio, Gewürztraminer, Marzemino e Teroldego, e il prestigioso Fojaneghe sono stati attualizzati, nel segno della sottolineatura delle peculiarità e delle caratteristiche uniche della grande enologia trentina.
Dalla volontà di Sandro Boscaini di valorizzare nel mondo la cultura e la tradizione veneta è nata anche la Fondazione Masi. Tra le numerose iniziative culturali ed editoriali che promuove, la principale è costituita dal Premio Masi, istituito nel 1981 e da allora conferito ogni anno a personaggi internazionali che si sono distinti nel campo vitivinicolo e in quello del progresso civile e a personaggi delle Venezie, affermatisi in campo culturale o imprenditoriale.


Foto documento Vini Amarone
Foto documento Vini Amarone
 

Ricette dei grandi Chef

Foto documento Ricette dei grandi Chef

Al Concabella di Vacallo
variazioni con la cioccolata di Modica



I cappelletti di melanzane
con fonduta leggera al zincarlin
profumata al cioccolato
di modica e tartufo estivo

Ingredienti per 4 persone
500 g di farina, 5 uova, 30 g di cioccolato 60% grattugiato fine, 100 g di purea di melanzane, 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato 12 mesi, 1 uovo, 50 g di pane bianco grattugiato, 50 g di tartufo estivo (scorzone), 2 dl di panna, 50 g di Zincarlin, 10 g di cioccolato grattugiato.

Preparazione

farcia
Cuocere due melanzane bucherellate in forno a 170° C fino a che risultino molli; eliminare la pelle e tritare la polpa a coltello e poi metterla in uno straccio etamina per 6 ore con un peso in modo da eliminare tutto il liquido.
Condire la polpa di melanzane con il formaggio, il pane bianco, sale, pepe e infine l’uovo

pasta
Mettere a fontana la farina, unire le uova, il cioccolato e lavorarla fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo, poi riporlo in frigorifero per 1 ora.
Stendere la pasta in fogli molto sottili, ricavare dei quadrati di ugual misura e poi farcirli con il ripieno e chiuderli in modo da ottenere dei cappelletti.
Cuocerli in abbondante acqua bollente salata, quindi saltarli in una padella con una noce di burro.

fonduta
Bollire la panna con il Zincarlin e il cioccolato in modo da ottenere una salsa cremosa
Presentazione

Disporre la fonduta sul fondo del piatto, i cappelletti, delle scaglie di cioccolato e infine delle fette sottili di tartufo estivo.



Il luccioperca del Ceresio
in crosta di cioccolato di modica
e nocciole con salsa curry
leggermente piccante,
riso selvaggio e funghi enoki

Ingredienti per 4 persone
50 g di cioccolato amaro 60%, 50 di pane bianco grattugiato, 50 g di burro morbido, 25 g di nocciole macinate fini, 4 scaloppe luccioperca da 150g, 150 g di funghi enoki, 0,1 dl di olio di sesamo, 100 g di riso selvaggio, 1.5 kg carcasse di luccioperca spurgate, 1 dl di olio di oliva, 200 g di mirepoix bianca (sedano, porri), 3 mele sminuzzate, 1 spicchio di aglio, 2 dl di vino bianco, 2 rametti di melissa indiana, 50 g di zenzero fresco, 150 g di pasta di curry rossa, 3 lt fumetto di pesce, 5 dl di panna liquida 25%, 50 g di Maizena

Preparazione

crosta di cioccolato
Mischiare il burro morbido con il cioccolato, le nocciole e il pane bianco e montare per 10 minuti con una piccola impastatrice ottenendo un composto compatto e morbido.
Stendere la massa tra due fogli di carta da pasticceria e con l’aiuto di un matterello ricavare uno strato sottile di crosta, poi riporre in frigorifero per 2 ore.
Una volta che la massa si sia solidificata ricavare con il taglio a coltello dei rettangoli di 3x3 cm e riporli in frigorifero.

riso selvaggio
Sciacquare per alcuni instanti il riso in acqua corrente e poi cuocerlo in abbondante acqua leggermente salata fino a che i chicchi risultino cotti.
Condirli con dei fiocchi di burro.
luccioperca
Scottare le scaloppe di luccioperca in una padella antiaderente con un filo di olio extra vergine e cuocerle in forno a 90° C per 6 minuti.
Deporre sulla superficie del luccioperca un rettangolo di massa al cioccolato e gratinarla per circa 30 secondi fino a che la massa risulti croccante.

funghi enoki
Tranciare con un coltello la base dei funghi e tenere solo la parte piu morbida, scottarli in una padella antiaderente con un filo di olio di sesamo; condire.

salsa curry
Stufare le verdure con le mele e l’olio, unire le carcasse di pesce, l’aglio, lo zenzero e la melissa indiana, bagnare con il vino bianco, unire la pasta di curry e infine il fumetto.
Cuocere a temperatura moderata per 30 minuti, poi frullare e filtrare al colino fine.
Riportare sulla fonte di calore la salsa, rettificare di sapore, unire la panna liquida e legarla con la Maizena precedentemente mischiata a freddo con del vino bianco secco e cuocere per 3 minuti

Presentazione

In una fondina mettete la salsa al curry, su di essa ponrre un po’ di riso e sopra adagiate il luccioperca. Deporre sulla superficie un rettangolo di crosta al cioccolato e gratinarla in forno a temperatura massima per pochi istanti. Terminare con i funghi e decorare a piacere con anelli di patata.




Il sigaro ghiacciato di cioccolato
al peperoncino con albicocche
profumate alla fava tonka

Ingredienti per 4 persone
180 g di cioccolato al peperoncino, 3 dl di panna 35%, 1,1 dl di tuorlo, 130 g zucchero, 45 g di albume, 50 g di farina, 25 g di cioccolato tritato fine, 300 g di albicocche mature, 2 pz di fava Tonka, 50 g di zucchero

Preparazione

gelato
Montare i tuorli con lo zucchero per 5 minuti, far bollire la panna con il cioccolato, versare il composto caldo sui tuorli, rimettetelo nel pentolino; far cuocere alla rosa (82° C) poi raffreddare immediatamente ponendo il pentilino in una ciotola di acqua e ghiaccio. Passare nella gelatiera e mettete nel congelatore
Al momento dell’utilizzo pacossare la quantità desiderata
sigari di cioccolato
Montare l’albume con lo zucchero a velo, unire il cioccolato, la farina e riporre la massa in frigorifero fino a che risulti compatta. Stendetro poi in forma quadrata della grandezza di 4x4 cm su dei fogli di silicone per alimenti e cuocere in forno a 160° C per 4 minuti. Quando i quadrati saranno cotti ma morbidi, avvolgerli attorno a dei cilindri di acciaio inox del diametro di 3 cm in modo da ottenere la forma di un sigaro. Farcire i sigari con il gelato e ricoprire le estremità con del pistacchio tritato, quindi riporre in congelatore.

albicocche
Lavare e tagliate le albicocche a metà, levare il nocciolo e inserirle in un sacchetto per cotture sottovuoto con lo zucchero e un po’ di fava Tonka grattugiata; sigillate il sacchetto e cuocere in forno a vapore a 80° C per circa 1 ora. Levare le albicocche dal sacchetto e frullarne una parte. Disporre le albicocche sul piatto con il loro sugo di cottura, spolverizzare con la fava Tonka e infine mettere due sigari di cioccolato e gelato. Guarnire con la purea di albicocche.


Foto documento Ricette dei grandi Chef
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Ligornetto

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Al Museo Vincenzo Vela
i “Gladioli” di Fiorenza Bassetti


Fino al 15 agosto il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto espone il ciclo pittorico dell’artista ticinese Fiorenza Bassetti dedicato ai “Gladioli”. Oltre 220 opere - molte delle quali inedite - realizzate in un arco che copre più di due decenni (dal 1989 al 2010), in una tessitura di fogli, tele, dipinti e fotografie, insieme libera e rigorosa, ricca e raffinata, audace e credibile. La presentazione in forma di mostra, la prima dedicata a un intero ciclo pittorico dell’artista, offre una preziosa opportunità di cogliere il polisenso del gladiolo e dell’approccio dell’artista ai propri temi. Attraverso le numerose carte e tele, il gladiolo – fiore che nell'etimo e nell'aspetto ricorda la spada, il gladio – è declinato nel suo fiorire e sfiorire, nel suo comparire e sfumare, nel suo morire e rinascere: metafora di vita e di morte, un tema centrale per Fiorenza Bassetti. Senza preclusioni di ordine formale e con grande raffinatezza, l’artista si china sul soggetto privilegiandone ora la raffigurazione più realista, ora le potenzialità informali. Centrale è la presenza del colore, in prevalenza il rosso, applicato su supporti diversi - dalla tela alla carta giapponese - che nel procedimento acquisisce vieppiù autonomia e concorre a creare una tensione visiva di grande fascino.
Il ciclo di opere selezionato per questa mostra di Ligornetto risulta emblematico della poetica dell’artista, coerente nella ricerca di temi che contengano il potenziale per lo sviluppo di conformazioni espressive e di restituzioni formali disparate, da sviluppare negli anni, in coniugazioni sempre diverse. Il percorso espositivo del Museo Vincenzo Vela permette così di svelare poco a poco il complesso e raffinato intreccio tra richiami interni al lavoro dell’artista e alla propria poetica, ed esterni, ricavati da un rapporto dialettico con l’arte del passato, ma anche dal mondo dell’attualità, della moda, della poesia e della critica.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Cantonale d’Arte di Lugano, che da parte sua, negli spazi dell’Ala Est, presenta una selezione di fotografie di Fiorenza Bassetti. Comprende 80 fotografie in bianco e nero che ripercorrono trent’anni di intensa ricerca incentrata sul ritratto, soggetto privilegiato con cui l’artista esplora il tema del tempo e del suo trascorrere. Nei suoi ritratti Fiorenza Bassetti non mette in posa il soggetto, ma lo pone piuttosto in una situazione aperta non determinata a priori, dove trova spazio l’espressione personale dell’individuo, tra esibizione e introspezione. Gli scatti fotografici di Fiorenza Bassetti rinviano al pirandelliano gioco delle parti: uomini e donne si prestano a lasciar catturare un frammento della recita esistenziale per una galleria di ritratti che offre l’immagine riflessa della visione dell’artista e del mondo. In occasione delle mostre è stata pubblicata una monografia sull’artista curata da Manuela Kahn-Rossi.
Dopo l’Ecole nationale supérieure des beaux-arts e l’Académie de La Grande Chaumière a Parigi (1970-1971), Fiorenza Bassetti frequenta le Accademie di belle arti di Roma e di Milano (1972-74), dove consegue la licenza di pittura. Negli anni 1974-78 si specializza nelle tecniche dell’incisione a Urbino, Venezia e Parigi, in particolare negli atelier di Johnny Friedlaender e Stanley William Hayter. Partecipa ai “Rencontres de la photographie” di Arles (1978-79) e segue un corso sperimentale di computer art alla School of the Art Institute of Chicago (1987-88). Si trasferisce quindi in un atelier del Centre genevois de gravure contemporaine a Ginevra (1989-1990). Ottiene il premio federale delle belle arti nel 1975, 1977 e 1978, arricchendo la serie di riconoscimenti ottenuti nell’ambito della pittura, dell’incisione, della fotografia e della computer art.
Nel 1995 trascorre un periodo di studio alla Cité internationale des arts di Parigi beneficiando di una borsa della SPSAS. Nel 1996 vince il Premio della fotografia della Società ticinese di belle arti. Nel 1998 soggiorna all’Istituto svizzero di Roma, nel 2002 e 2004 all’Istituto svizzero a Venezia. Nel 2003 è borsista al Centro studi ligure per le arti e le lettere a Bogliasco. A partire dal 1976 sono numerose le sue mostre personali soprattutto in Ticino, a Zurigo e a Parigi, e ancora più intensa è la sua presenza in rassegne collettive. Da segnalare in particolare è l’esecuzione di due dipinti murali all’Istituto di Fisica teorica dell’Università di Zurigo (2009).
La mostra delle opere pittoriche di Fiorenza Bassetti al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto rimane allestita fino al 15 agosto; si può visitare dalle ore 10.00 alle 18.00; chiuso lunedì.


Foto documento Ligornetto
 

Solidarietà

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Un contributo alla “Fondation Suisse Madagascar”
Sesto assegno di Tamborini Vini
per l’acqua potabile in Madagascar


L’impegno della ditta vinicola Tamborini di Lamone con la Fondazione Suisse Madagascar presieduta da Mascia Cantoni va avanti dal 2003, anno del via della rinata Tenuta Vallombrosa di Castelrotto. Per segnare l’avvenimento del rilancio dell’importante realtà vitivinicola malcantonese l’intraprendente proprietario Claudio Tamborini decise di destinare un vino della sua tenuta quale volano per la raccolta di fondi da destinare ad un lodevole progetto su una piccola isola del Madagascar: fornire i mezzi finanziari per la costruzione di acquedotti. Detto fatto si impegnò a proporre tutti gli anni una partita di vino Vallombrosa da destinare allo scopo: bella etichetta disegnata da Mascia Cantoni ad impreziosire una bottiglia dal contenuto di livello superiore ed un canale di vendita privilegiato trovato con i grandi magazzini Manor. La rinuncia della fetta di guadagno sia da parte della ditta Tamborini sia della Manor hanno fatto il resto e finora hanno permesso di destinare la bella somma di ben oltre 80 mila franchi. Il sesto esercizio, concluso a fine 2009, ha messo a disposizione 13'638 franchi, risultato della vendita di 2'273 bottiglie che hanno fruttato il netto di fr. 6.- ciascuna.
La consegna dell’assegno è avvenuto nell’incantevole Tenuta Vallombrosa-Tamborini a Castelrotto, nel Malcantone, dove sia il produttore sia Mascia Cantoni si sono detti riconoscenti soprattutto ai clienti del vino, che con il loro acquisto favoriscono il nobile intento.
Finora nell’isola malgascia di Nosy Be sono stati costruiti 16 acquedotti facenti parte di due distinti progetti, il primo terminato nel 2007 con la costruzione del primo lotto di 11 strutture. La seconda fase prevede l’approntamento di altri dieci acquedotti che verranno terminati nel 2011, con un anno di ritardo per le difficoltà sorte sul luogo soprattutto per il maltempo che ha distrutto numerose piste necessarie per raggiungere i villaggi più discosti sia per il notevole aumento del costo di cemento e ferro necessari per la costruzione. La diciassettesima struttura, in fase di costruzione a Andrianankonko, nel nord-ovest dell’isola, verrà pronta nei prossimi mesi e darà acqua potabile ad un altro migliaio di persone, che vanno ad aggiungersi agli oltre 13 mila felici isolani che finora sono stati toccati dal lodevole progetto ticinese. E che ora beneficiano di condizioni sanitarie nettamente migliorate, palesemente misurabili con la notevole diminuzione della mortalità infantile.
Sul posto i lavori sono svolti sotto il controllo dell’ingegner Fiorenzo Melera. Oltre che nel progetto “Acqua potabile per tutti” la Fondation Suisse Madagascar è impegnata sull’isola soprattutto in attività umanitarie con interventi nel settore sanitario, in quello sociale-educativo e nella conservazione dell’ambiente.

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La “Fondation Suisse Madagascar” presieduta da Mascia Cantoni è l’unica organizzazione no-profit ticinese riconosciuta dal governo malgascio. È attiva da una quindicina anni nell’isola ai piedi dell’Africa, dove è impegnata soprattutto in attività umanitarie con interventi nel settore sanitario, in quello sociale-educativo e nella conservazione dell’ambiente. Per i progetti portati avanti si finanzia con le sottoscrizioni dei sostenitori, grazie alle donazioni di enti, società e privati e con azioni particolari. Una di queste è la vendita di un vino ticinese, messo a disposizione a prezzo di costo dalla ditta Tamborini di Lamone che lo produce con il marchio Vallombrosa, e venduto senza ricarico dalla Manor Ticino nei propri supermercati.

Nella foto:
Claudio Tamborini consegna a Mascia Cantoni l’assegno con gli introiti permessi dalle vendite del vino Vallombrosa rosso durante l’anno 2009.


 

GambarognoArte

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Vira Gambarogno
Le pitture murali e gli affreschi
per l’estate artistica nelle vie del paese


Dopo un ciclo dedicato alla scultura,l'appuntamento con l'arte all'aperto di Vira Gambarogno di quest'anno ha come tema l’affresco e la pittura murale. Viene programmato nel 2010 - con un anno d’anticipo rispetto al tradizionale appuntamento triennale - anche per ricordare il 60.esimo d’esistenza del “Circolo di Cultura del Gambarogno”, iniziatore di tutte le manifestazioni artistiche e culturali nella nostra regione, e per segnare il 40.esimo della Scuola dell'Affresco. La manifestazione che inizierà nella seconda metà di questo mese di giugno farà infatti riferimento in particolare alla manifestazione tenuta nel 1970 con la “GLM, Scuola dell’affresco del Gambarogno” che ha avuto il suo palcoscenico nel paese di Vira.
Nel programma di quest'anno si procederà innanzi tutto ai lavori di conservazione delle opere di quell’edizione che ancora appaiono sulle facciate delle case nel nucleo, e che dopo quattro decenni necessitano ovviamente di una risistemazione. Parallelamente verranno effettuati sei altri interventi con artisti contemporanei che permetteranno alla fine di avere altrettante nuove pregiate opere murali sulle facciate del paese di Vira. Un altro intervento significativo sarà quello della restaurazione di alcune stazioni della Via Crucis di S. Abbondio, eseguite nel 1972 ed in seguito rimosse.
Tutte le operazioni artistiche di conservazione previste nell’ambito della manifestazione si svolgeranno sull’arco di circa sei settimane dal 21 giugno a fine luglio e sono programmate in modo che il pubblico interessato possa seguire attivamente il procedere dei lavori e ricevere la necessaria informazione tecnica e artistica. L'esecuzione delle nuove opere avverrà presso uno speciale atelier realizzato nel cortile dell'Oratorio, dove gli artisti prepareranno le loro creazioni su appositi supporti che in seguito verranno applicati sulle pareti di alcune case del nucleo. Anche i lavori di conservazione degli affreschi fatti nel 1970 potranno essere seguiti nelle loro differenti fasi, eseguiti da alcuni restauratori professionisti.
Con la manifestazione del 2010 gli organizzatori vogliono iniziare una consuetudine che nel corso degli anni futuri possa portare a consolidare Vira e il Gambarogno come la regione conosciuta artisticamente anche per il suo arredo fatto di pitture murali.


Foto documento GambarognoArte
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JazzAscona

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Ascona
Un festival del Jazz mondiale
con 200 concerti sul lungolago

Undici giorni di festa e animazione, eventi speciali, star internazionali, autentiche leggende dello swing, artisti emergenti e il meglio della musica e della cultura di New Orleans. JazzAscona Festival si presenta più in forma che mai e per l’edizione 2010 mette decisamente le ali. In programma dal 24 giugno al 4 luglio 2010, la 26.esima edizione della rassegna ticinese, che sempre più si sta profilando come il principale evento mondiale dedicato agli stili storici del jazz e alla musica di New Orleans, ha in serbo un ricchissimo cartellone: oltre 200 i concerti distribuiti sui cinque palchi principali del lungolago e in vari ristoranti durante il giorno e più di 300 gli artisti invitati, per una programmazione decisamente originale, attenta alle novità, alla scoperta di giovani talenti e alle diverse sensibilità di un pubblico eterogeneo e numeroso (70 mila spettatori nel 2009). Jazz per i palati più raffinati, dunque, accanto a grandi e spettacolari orchestre, messe gospel, jam session, omaggi a grandi musicisti del passato, mostre, conferenze, proiezioni cinematografiche. E musica che spazierà dal jazz al funk di New Orleans. Come spiegato dal direttore artistico Nicolas Gilliet “il festival reinventa la tradizione, si evolve ma senza snaturare quella che è la sua essenza musicale e la sua funzione di punto di incontro per la scena jazz internazionale: ad Ascona vogliamo continuare a essere un festival dove il jazz vive e si sviluppa, un luogo creativo e fecondo, dove nascono sempre nuove collaborazioni e nuovi progetti musicali. La formula 2010 ricalcherà e rafforzerà quella di grande successo della scorsa edizione, che per molti aspetti aveva segnato una nuova partenza per il festival: ossia, più band presenti per meno giorni (in modo da assicurare di sera in sera una maggiore varietà musicale) e l’organizzazione di alcuni concerti unici di grande richiamo”. Il festival vivrà uno dei suoi momenti più attesi il 2 e 3 luglio, quando ospite di Ascona sarà uno dei più grandi chitarristi jazz viventi, il francese di origine gitane Biréli Lagrène. Sarà proprio il fenomenale artista manouche “la star più attesa di quest’anno”. Accompagnato dal suo trio, Lagrène renderà omaggio alla figura del mitico Django Reinhardt, il primo grande jazzista europeo, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita e di cui Lagrène è indubbiamente uno dei massimi interpreti contemporanei.
La 26 esima edizione verrà inaugurata – ed è una novità assoluta per il festival - dai ritmi e ai colori della musica brasiliana con la nota cantante Paula Morelenbaum (per anni al fianco di Tom Jobim) e la più volte nominata ai Grammy Awards SWR Big Band, che presenteranno Bossarenova, un progetto di grande impatto costruito sui successi immortali della bossanova. Altri momenti forti della programmazione saranno il 25 giugno lo spettacolare show con il quale il re del jump’n jive Ray Gelato renderà omaggio al famoso interprete di “Just a Gigolo” Louis Prima, di cui pure ricorre il centenario della nascita; poi il 26 giugno l’attribuzione, per la quarta volta, dell’Ascona Jazz Award 2010, che sarà consegnato ai due batteristi di New Orleans che forse meglio di tutti incarnano l’anima musicale della città del delta, a cavallo fra fedeltà alla tradizione e apertura alla contemporaneità: Herlin Riley e Shannon Powell. Un concerto molto atteso (il 28 giugno) è anche il tributo a Rosemary Clooney, la famosa cantante americana e zia dell’attore George Clooney, la quale sarà ricordata dalla giovane contrabbassista e cantante di New York Nicki Parrott (cresciuta al fianco di Les Paul) e dal trombettista mainstream numero 1 al mondo, Warren Vaché, un musicista che è stato spesso al fianco di Rosemary. L’omaggio alla Clooney, sublime interprete di tanti standard vocali, è per molti aspetti emblematico dell’edizione 2010, che intende riportare alla ribalta i grandi classici del jazz, quelli che in genere sono chiamati standard. L'intenzione è di rivalutare (ed aggiornare) un repertorio straordinario, spesso dimenticato, ma ancora ricchissimo di spunti. Il tema dell’anno sarà declinato in varie serate dedicate ai grandi standard dell’Era Swing, del repertorio vocale o della musica brasiliana e con l’invito rivolto agli artisti a comporre nuovi brani e a presentare al pubblico quelli che potrebbero essere “New standards”.
Naturalmente JazzAscona Festival riserverà tantissime altre sorprese, che saranno presentate ulteriormente. Significativa comunque la selezione delle cantanti, che vede in Catherine Russell una straordinaria voce emergente del jazz tradizionale (proprio questa settimana il suo CD Inside “This Heart Of Mine” ha conquistato la vetta della Jazz Chart americana), in Susie Arioli una popolare artista canadese, conosciuta in patria come “Mademoiselle Swing”, alla conquista della Vecchia Europa e in China Moses, la giovane ed avvenente figlia di Dee Dee Bridgewater, una notevolissima interprete della musica di Dinah Washington. Pure presente la star americana Niki Haris, che quest’anno sarà accompagnata dal suo attuale compagno di vita, Wycliffe Gordon, una personalità di primissimo piano del jazz contemporaneo, conosciuto come straordinario performer (secondo molti è il miglior trombonista vivente), ma anche come brillante compositore ed arrangiatore, oltre che educatore.
JazzAscona non sarà però solo musica. Oltre a numerosi eventi collaterali, il festival vivrà intensamente anche l’evento mediatico e sportivo dell’anno: i mondiali di calcio. Dall’11 giugno all’11 luglio uno schermo gigante sarà sistemato in riva al lago, di fronte al ristorante Seven, cosicché il pubblico del festival potrà assistere a tutte le partite in diretta e in alta definizione. Integrato nell’area ufficiale del festival, l’area Seven ospiterà poi al termine della partita serale il terzo tempo, ossia un concerto del programma ufficiale per concludere la serata all’insegna del divertimento. L’iniziativa è resa possibile grazie alla buona collaborazione che si è istaurata fra le due parti.
Fulcro importante della programmazione del festival, le famose jam session di JazzAscona saranno quest’anno programmate al Delta Beach Lounge, ogni sera dalla mezzanotte in poi: un ritorno molto apprezzato dagli organizzatori in uno dei locali più amati del Locarnese. Confermatissimi anche i Galà d’inaugurazione, nel quadro elegante del Hotel Eden Roc, e quello di chiusura all’Hotel Giardino, con la novità di una nuova formula, più dinamica, che prevede in prima serata la tradizionale cena di gala con concerto al ristorante, e a partire dalle 20.30 un vero e proprio party jazz, aperto al pubblico, nel quadro meraviglioso del giardino dell’albergo.
Gli organizzatori hanno annunciato un adeguamento ai prezzi del mercato del costo del biglietto di entrata al festival, che sarà portato a 20 franchi, mentre i pass costeranno 55 franchi (la tessera di 3 giorni) e a 170 quello valido per tutte le sere del festival. Un prezzo sempre molto concorrenziale se si considera che JazzAscona offre ogni sera da 10 a 12 concerti e si pensa al calibro degli artisti invitati. Per la prima volta, sarà comunque proposto anche un prezzo ridotto per studenti ed apprendisti di 10 franchi, mentre i ragazzi sotto i 14 anni continueranno a beneficiare della gratuità.


Foto documento JazzAscona
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Motto del Gallo

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Taverne - Lugano
Nuova direzione e nuovo chef
ma non cambia il Motto del Gallo


In data 24 luglio lo chef Andrea Muggiano
ha comunicato che a far stato dal 12 luglio
ha disdetto il suo rapporto di collaborazione
con il Ristorante Motto del Gallo.



Al Motto del Gallo si cambiano gli attori ma nel solco della tradizione”, come dice lo chef José de La Iglesia che con il maître Piero Tenca ha condotto il celebre e raffinato ristorante dalla sua nascita fino ad aprile scorso. Decenni di lavoro e applicazione che hanno proiettato il locale di Taverne nell’olimpo della gastronomia continentale. Ora l’inossidabile duo a poco a poco sta per lasciare la scena, per dare spazio ad una nuova direzione che negli intendimenti ha quelli di mantenere stile, tradizione, offerta e qualità che ha da sempre hanno caratterizzato il Motto. Il gravoso impegno tocca allo chef Andrea Muggiano e alla gerente Roberta Gallo, tutti e due d’età attorno ai trent’anni e dunque forniti del giusto entusiasmo. E muniti anche di già abbastanza solide basi, visto che Muggiano, sardo di nascita, può vantare esperienze anche presso ristoranti stellati Michelin quali il Joia di Milano con Pietro Leemann e tre anni Da Candida a Campione d’Italia al fianco di Bernard Fournier. Gli ultimi anni li ha passati nelle cucine del Cyrano di Lugano e del Ristorante Vicania nella Tenuta del Castello di Morcote. La responsabile della sala e dell’amministrazione Roberta Gallo, dopo essersi diplomata alla Scuola alberghiera e del turismo di Bellinzona, è stata responsabile della ristorazione per un gruppo ticinese che gestisce quasi una ventina di locali; la sua ultima occupazione è stata invece quella di manager Food & Beverage su una nave da crociera.
L’avvicendamento è stato graduale e indolore. Piero Tenca e José De La Iglesia per un certo periodo hanno affiancato ai loro posti i due nuovi titolari. Lo storico chef rimarrà poi a disposizione completamente ancora per qualche tempo, con Piero Tenca che assicurerà l’appoggio della sua sapienza fin quando ce ne sarà bisogno. Intanto i primi passi del duo Gallo/Muggiano sono promettenti, con la clientela che, pur con un filo di diffidenza, ha accolto benevolmente l’avvicendamento. “Per quanto riguarda l’offerta, il servizio e la qualità i nostri clienti non hanno trovato differenze significanti rispetto a prima”, dice il nuovo chef, “visto che abbiamo adottato in pieno la filosofia precedente”. Questo è stato facilitato dal fatto che sia lo staff di servizio sia la brigata di cucina sono rimasti i medesimi. “È stata una scelta fortemente voluta, oltre che logica, quella di non toccare minimamente lo stile e la tradizione del Motto del Gallo”, dice Roberta Gallo, che il locale lo conosce bene avendo effettuato proprio lì qualche anno fa il suo stage di formazione.

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Piero Tenca, iniziatore e conduttore-titolare, insieme a José e Nico de la Iglesia, del Motto del Gallo (e prima, qualche decennio fa, del Portone di Lugano), ha lasciato ufficialmente lo storico ristorante di Taverne alla fine di aprile scorso. Da maggio ha assunto la direzione della ristorazione dell’Hotel Splendide Royal di Lugano. Al Motto del Gallo Piero Tenca è stato attivo quasi un trentennio.


Foto documento Motto del Gallo
 

OpenArt 10

Foto documento OpenArt 10

A Castelrotto, nel Malcantone
Un gemellaggio per i 10 anni
della OpenArt di Roveredo Grigioni


La splendida Tenuta vitivinicola Tamborini di Castelrotto, nel Malcantone, è stata concepita anche nel segno tutt’altro che secondario della cultura. Già dalla sua inaugurazione nel 2003 Claudio Tamborini aveva voluto tenere in grande considerazione l’arte plastica, per esempio studiando e dedicando la decina di camere del “bed&breakfest” che fa parte dell’offerta turistica della tenuta ad altrettanti affermati artisti (Fritz Huf, Frà Roberto, Samuele Gabai, Antonio Lüönd, Klaus Prior, Gino Macconi, Edmondo Dobrzanski, Hans Kammermann, Nando Snozzi, Cesare Lucchini) e decorandole con le notevoli opere degli stessi. Una maestosa scultura in legno, dell’altezza di diversi metri, sovrasta un promontorio della tenuta, come pure altre opere sono disseminate tra i 10 ettari di vigneti, colture, stradine e bosco. Negli anni, poi, la Vallombrosa ha ospitato diverse manifestazioni artistiche e concorsi di pittura e scultura, oltre che un paio di edizioni di “Landart”, manifestazione che ha raccolto a Castelrotto decine di artisti dell’arte povera rurale che per le loro opere utilizzano e trasformano oggetti e vegetazione che trovano in loco.
Adesso Claudio Tamborini ha impresso un ulteriore slancio concordando una specie di gemellaggio con Luigi aMarca, l’organizzatore della rilevante OpenArt di Roveredo Grigioni. Per festeggiare l’edizione numero 10, la OpenArt avrà così l’opportunità di presentarsi in contemporanea anche nel Sottoceneri. Quella alla Tenuta Tamborini non sarà una specie di “dépendance” di Roveredo, bensì una importante esposizione che radunerà ben 24 artisti per un totale di oltre una cinquantina di opere. Saranno tutte sculture di differenti materiali e di grandi dimensioni, alcune ben superiori ai 3 metri di altezza armonicamente disposte dagli artisti stessi lungo l’affascinante percorso della tenuta. Nella sede storica del parco privato In Trii di Roveredo Grigioni le opere, di oltre una trentina di artisti, saranno oltre una sessantina.
OpenArt 2010 vedrà la sua inaugurazione il venerdì 23 luglio (ore 19.00) alla Tenuta Vallombrosa di Castelrotto e il giorno dopo alle 17.00 a Roveredo Grigioni; sabato 25 (ore 11.00) alla Torre Fiorenzana di Grono ci sarà invece l’inaugurazione della mostra collaterale incentrata sulle opere pittoriche di quattro artisti.


Foto documento OpenArt 10
Foto documento OpenArt 10
 

Sapori genuini

Foto documento Sapori genuini

Caslano - Torrazza
Alla Taverna dei Pescatori
tutte le pietanze fatte in casa


È di grande attualità la lodevole iniziativa dell’ACSI intesa a favorire una proposta gastronomica - nei differenti ristoranti del Cantone - che risponda il più possibile ai canoni di qualità e genuinità. Viene semplicemente chiesto che sulla carta dei menu venga reso attento il consumatore se il piatto proposto viene fatto totalmente nella cucina del locale o se proviene da confezioni industriali preparate altrove. È infatti purtroppo frequente nei ristoranti dover assumere, inconsciamente, pietanze che nelle cucine hanno passato solo qualche minuto di riscaldamento/rinvenimento prima di finire direttamente sul piatto dell’ignaro avventore.
L’iniziativa trova totalmente d’accordo Renzo Ardia, chef titolare della Taverna dei Pescatori a Caslano-Torazza. È lì da 24 anni e da sempre si fa in quattro per proporre pietanze totalmente fatte da lui stesso in ore e ore di preparazione, tutti i giorni. Ovviamente la carta – o meglio: le lavagne – non è lunghissima. C’è comunque l’essenziale e ben oltre, fatto di qualche entrata, tre o quattro primi e altrettanti piatti principali: ma cambiano spesso a dipendenza di quanto in mattinata è stato possibile preparare con la materia prima a disposizione. Per i piatti che non necessitano grande elaborazione lo scrupolo viene dal fatto che sono tutti a base di merce fresca, non congelata. E questo vale sia per le carni sia per i pesci di lago o di mare o i crostacei; finita la scorta giornaliera una riga di gesso cancella la proposta dalla lavagna; e all’indomani si ricomincia.
Ardia è attivo nella ristorazione da ben 45 anni. Nato in Romandia ma originario di Tesserete-Campestro, da giovanissimo ha intrapreso la professione andando a impararla nelle cucine di ristoranti rinomati sia in Svizzera sia in Francia; lì ha passato gran parte della sua formazione nientemeno che al “Père Bise” di Talloire allorquando questo era uno dei pochissimi tre stelle Michelin. Figlio della vecchia scuola ha imparato – e tuttora applica – l’imprescindibile regola che il bravo cuoco deve creare tutto in casa; e questo non solo per un fatto di genuinità e per l’esclusività della proposta, ma anche per la soddisfazione personale che è quella che mantiene innata la motivazione per la professione. Così è regola trovarlo di mattina presto dietro le sue fumanti pentole e pentoloni intento alla preparazione dei vari fondi (ma lui preferisce chiamarli con loro nome: per esempio “glasse de viande” per la più ristretta) che necessitano anche 12 ore di cottura, o intento nella preparazione degli stufati. Oppure nell’atto di “tirare” la pasta che servirà per gli agnolotti che verranno serviti a mezzogiorno o alla sera, o ancora alle prese nella preparazione delle differenti terrine, con quella di branzino, finocchi e gamberoni che la fa da padrona nell’apprezzamento della clientela.
Tra le proposte che vengono mantenute regolarmente sulle lavagne del locale c’è l’immancabile polenta che si accompagna a tutti gli stracotti: dunque il classico brasato di manzo, lo spezzatino o l’osso buco, ma che viene sposata con grande successo per esempio anche alle “Seppie e seppioline in umido” che è diventato un “must” del ristorante, al pari dell’ultima creazione che è lo “Spezzatino di stinco di vitello” che viene servito anche con patate e verdure. Di grande successo è anche il “Filetto di trota in carpione” preparato col Merlot bianco e l’aceto balsamico bianco. Anche per la griglia esterna vengono adottate attenzioni particolari nella direzione della qualità: lì rosolano tagli di carne di manzo soprattutto di razza Charolais e Limousin. Lo strappo alla tradizione con la cucina tipicamente ticinese/lombarda viene proposto con branzini, orate e gamberoni selvatici che incontrano soprattutto le richieste della clientela germanofona in cerca di mediterraneità alle nostre latitudini.
La “Taverna dei pescatori” è situata in zona Torrazza a Caslano, sulla parte svizzera dello stretto di Lavena, dirimpetto a Ponte Tresa Italia. L’edificio – in origine una cantina in cui venivano conservati salumi e formaggi – è del 1873 e si presenta di fattura semplice, tipica del grotto-osteria ticinese senza tanti fronzoli. Per la brutta stagione dispone di una sala con camino che contiene al massimo 36 posti. Fuori, sui tavoli di granito dello spiazzo che dà direttamente sul lago, possono trovare posto alcune decine di commensali. Una particolarità è data dal fatto che il locale è facilmente raggiungibile, oltre che in auto, anche con imbarcazioni private per le quali sono a disposizione ben otto attracchi.


 

Vini di Toscana

Foto documento Vini di Toscana

Sei secoli di viticoltura
per l’azienda Marchesi Mazzei


Fonterutoli è un tranquillo borgo che si trova lungo la via Chiantigiana che collega Castellina in Chianti a Siena. Al suo interno racchiude alcune case abitate da operai agricoli ed artigiani, la chiesetta di San Miniato e la villa padronale un tempo castello fortificato. Tutto attorno si sviluppa la proprietà dell’Azienda Marchesi Mazzei, 650 ettari di cui 117 destinati a vigneto - a regime saranno 125 - articolati in cinque zone di produzione (Fonterutoli, Siepi, Belvedere, Caggio e un po’ più in alto, nel comune di Radda in Chianti, Badiola) non contigue e con altimetrie, tra i 210 ed i 500 metri sul livello del mare. Un mosaico di vigneti costruito nel tempo che rappresenta un elemento determinante nel carattere del vino prodotto, uno degli aspetti che contribuiscono all’unicità dell’azienda, il giocarsi dei suoi vini tra l’eleganza donata dalle parcelle più alte e la struttura impressa di quelle ad altimetrie inferiori.
Le premesse per produrre qualità naturalmente sono tutte presenti nella particolare conformazione dell’azienda. La struttura del terreno pur con tutte le sue diversità rimanda al disfacimento di rocce di alberese e di arenaria, con forte presenza di scheletro sassoso, non a caso “il vino dei sassi” è vecchia espressione per definire i vini di Fonterutoli. Terra difficile, aspra nella gestione agricola, ma votata a produrre vini grandi e importanti. È a questo punto che ormai da tempo interviene la volontà precisa da parte dei Mazzei di capire come ancor meglio conoscere, interpretare quella terra, quasi entrare in simbiosi con lei per ottenere il massimo, per dar vita a vini indimenticabili. Un compito che prevede anche lo sfidare consuetudini consolidate. Restando al solo periodo del secondo dopoguerra, Fonterutoli ha in molti casi anticipato scelte innovative sia sul piano agronomico sia su quello della definizione del prodotto. Gli ultimi decenni hanno visto un’accelerazione forzata nel ritmo degli investimenti, degli interventi in vigna, delle scelte tecnologiche che oggi consentono di parlare di azienda leader, in armonia con il suo lungo passato ma esplicitamente dinamica.
Fin dagli anni Settanta ha avuto inizio in azienda il reimpianto dei vigneti, nato dall’esigenza di reintegrare le piante a fine ciclo produttivo ma anche dalla volontà di ripensare la natura stessa del vigneto secondo precisi criteri agronomici, davvero innovativi in quegli anni per il territorio, dall’individuazione del materiale viticolo da impiantare alle densità di piantagione. Oggi, che il rinnovo è stato completato, le viti hanno una densità tra le 5’680 e le 7’400 piante ad ettaro, predomina in percentuale (80%) il Sangiovese, sia come selezione massale di Sangiovese di Fonterutoli sia come selezione clonale di Sangiovese di Toscana. Ne sono stati individuati e impiantati 16 diversi cloni che oggi, grazie alla nuova cantina, vengono vinificati e maturati separatamente fino alla fase finale dell’assemblaggio. Completano il quadro ampelografico il Merlot (14% della superficie vitata), il Cabernet Sauvignon (4%) e per il restante 2% Colorino e Malvasia Nera.
In una terra di vini rossi quale è il Chianti Classico “Castello di Fonterutoli” si adegua: produce quattro vini in tutto, due interpreti della denominazione e due Igt Toscana, carattere e identità è quello che li accomuna.
Il vino Castello di Fonterutoli porta lo stesso nome dell’azienda in quanto ne interpreta al livello più alto la straordinaria vocazione. Nasce dai cloni di Sangiovese provenienti dalle migliori parcelle di Fonterutoli, Belvedere e Siepi, con aggiunta di Cabernet Sauvignon. Prodotto solo nelle migliori annate, rappresenta quella miscela di equilibrio, potenza e longevità che i Mazzei ricercano nei loro vini come fattore distintivo. La sua nascita ha aperto nuovi orizzonti qualitativi alla denominazione Chianti Classico, elevandone reputazione e valore.
Fonterutoli è il vino che da sempre identifica il Chianti Classico dell’azienda nella versione classica, è prodotto con Sangiovese per il 90%, Merlot, Colorino e Malvasia Nera per la parte restante. La sua grande bevibilità non disdegna il bel carattere e la struttura complessa.
Siepi è invece un “cru” di Sangiovese e Merlot, uve presenti in eguale proporzione, esemplare espressione di come la terra del Chianti lasci il suo segno anche nei vitigni di origine non autoctona. Le uve provengono dal vigneto più bello dell’azienda - un cuore di sei ettari al centro dell’omonimo appezzamento situato a 260 metri sul livello del mare - e ne fanno un vino di rango e di carattere, esclusivo per la sua morbidezza, concentrazione, una rara souplesse.
Poggio alla Badiola è un vino giovane e versatile dai profumi accattivanti ed una gradevole struttura. L’eleganza del suo bouquet è dovuta al Sangiovese di Badiola prodotto a quasi 500 metri s.l.m., la presenza del Merlot dona corpo e velluto.

L’azienda Belguardo
Quest’altra struttura vitivinicola è invece situata nella Maremma Toscana, sulle colline tra Grosseto e Montiano, a circa dieci chilometri in linea d’aria dalla costa. Acquistata dalla Marchesi Mazzei nel 1997, la proprietà copre una superficie complessiva di 80 ettari, di cui 34 destinati a vigneto, con la prospettiva di raggiungere i 50 nei prossimi anni. Il luogo è pieno di fascino ed in una posizione mozzafiato ma a fare la differenza è la sua potenzialità produttiva: i terreni poveri, situati a 100-180 metri s.l.m., completamente aperti alla brezza del mare, si distinguono per la forte presenza di scheletro, frutto del disfacimento di arenaria e alberese. Le vigne guardano a sud/ovest, il microclima che equilibra l’assalto del sole con una ventilazione costante crea un habitat ideale per il Sangiovese che è il vitigno prevalente, individuato tra cloni selezionati e materiale autoctono recuperato nei più antichi vigneti di Scansano. Sono poi presenti, in misura decrescente Cabernet Sauvignon e Franc, Alicante Nero, Syrah, Merlot.
L’obiettivo dei Mazzei a “Belguardo” è chiaro quanto ambizioso: dar vita a vini che siano espressione del loro territorio scegliendo i vitigni che meglio sappiano interpretarne con eleganza la solarità, il clima, il terreno. Liberi quindi rispetto alla tradizione viticola della zona, ma liberi anche di valorizzare - se i risultati del piano di ricerca e sviluppo in atto saranno convincenti - quel materiale autoctono che è stato rinvenuto in uno dei più antichi vigneti di Scansano, sopravvissuti alla fillossera. Ma questa è un’altra storia
A Belguardo si producono tre vini rossi ed un rosé: due Igt Maremma Toscana interpreti di vitigni tradizionali del luogo e di importanti alloctoni, ed un Morellino di Scansano in versione super e un rosato innovativo e fuori dalle righe.
Tenuta Belguardo è il vino più rappresentativo dell’azienda, un Igt Maremma Toscana che parla bordolese, Cabernet Sauvignon con una piccola aggiunta di Cabernet Franc, taglio di cui la costa toscana è perfetto interprete. Una produzione di nicchia dalla personalità possente ed intrigante, che si distingue per quelle note speziate così tipiche della Maremma.
Bronzone è un cru di Morellino di Scansano, è prodotto esclusivamente con uve Sangiovese provenienti dalla zona più vocata dell’azienda. Potente, caldo, avvolgente interpreta la denominazione ad alto livello testimoniando così la grande vocazione qualitativa del territorio del Morellino.
Serrata Igt Maremma Toscana, è un uvaggio tutto autoctono, con un prevalente Sangiovese (80%) in abbinamento all’Alicante Nero (in questa zona di Toscana presente da più di due secoli) che dona una netta componente aromatica e piacevole bevibilità.
Rosé Belguardo Igt Toscana prodotto con uve di Syrah e Sangiovese presenti in quantità paritaria: dalla loro combinazione nasce un grande rosé, floreale, intenso, complesso, con piacevoli note di frutta fresca.


Foto documento Vini di Toscana
Foto documento Vini di Toscana
 

ll Regno del risotto

Foto documento ll Regno del risotto

Uno spazio e una carta dedicata ai nobili chicchi
Il ristorante La Rupe di San Zeno
specialista del riso in tutti i modi



Il ristorante La Rupe di San Zeno, sulla strada Cantonale a Lamone, è conosciuto da tempo e ancora ricordato per le specialità proposte fino ad un decennio fa dalla mitica cuoca Lucia. Dopo aver passato un paio di gestioni differenti, il locale è stato ripreso a metà del 2008 dallo chef Giorgio Bettera, che poco a poco è riuscito a riportarlo su un indirizzo di qualità. Dopo aver consolidata l’offerta della cucina con una attraente carta composta da cinque proposte per portata che si aggiornano regolarmente, adesso il serio gerente, dopo approfondita ricerca, si propone con un suggerimento aggiuntivo, che vuole ben presto identificare il locale come “il regno dei risotti”.
Per questa iniziativa Giorgio Bettera, che per la materia prima si appoggia alla affermata azienda Riso Gallo, ha destinato al riso uno spazio della sala principale del suo ristorante. Differenziato per una decorazione in tema, lo “spazio riso” può dar posto ad una ventina di commensali, disposti in molteplici varianti, a richiesta anche su un tavolone circolare unico, mentre la carta particolare comprende dodici diversi piatti a base di riso cucinati e preparati in altrettanti modi. Sulla carta - accanto al ricco “Buongustaio” preparato allo zafferano con funghi, prosciutto crudo, pomodorini sherry e altro - figura tutto un ventaglio di proposte che vanno dal conosciuto “Milanese” fino ai più originali e alle preparazioni che seguono il ritmo stagionale quali quelli con tema gli asparagi, i carciofi, i fiori di zucca, la selvaggina e via di seguito. Il piatto “Tris” è formato da tre differenti risotti serviti contemporaneamente su un piatto speciale. Per la materia prima si va dalle varietà più conosciute alle nostre latitudini come l’Arborio o il Vialone o il pregiato Carnaroli fino alle particolarità quali il Riz Rouge originario della Camargue o il Venere di colore nero originario della Cina e ora coltivato anche in particolari luoghi della Pianura Padana.

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Lo chef Giorgio Bettera

Giorgio Bettera, ticinese tutto d’un pezzo la cui famiglia è di antiche origini bresciane, è lo chef e titolare gerente de La Rupe di San Zeno, situato sulla Strada Cantonale a Lamone (tel 091 950 90 10). Ha ripreso il locale nel 2008 dopo aver passato 25 anni quale chef della mensa di direzione di un istituto bancario luganese. Ha fatto il suo apprendistato a partire dal 1976 presso il glorioso “Gambrinus” di Piazza della Riforma a Lugano, sotto la sapiente guida dello chef Antonio Ceres, mentre i suoi esordi da diplomato sono stati all’altrettanto rinomato ristorante “Carina” di Morcote. Nel 2007 ha seguito i corsi cantonali e ottenuto il certificato di esercente.

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Il ristorante La Rupe di San Zeno

Il ristorante trae il proprio nome dalla collina di San Zeno che sta alle sue spalle. È situato a Lamone, sulla Strada Cantonale al numero civico 17. In cucina opera lo chef e gerente Giorgio Bettera, mentre in sala il servizio viene effettuato sotto la responsabilità del sommelier Alessandro Castronovo. Il locale si propone con una saletta all’entrata che ospita anche il bar; qui sono a disposizione 20 coperti; a richiesta una piccola saletta attigua propone la discrezione per altri 8 commensali o per piccole riunioni. La sala principale può ospitare in totale 65 commensali; 20 dei quali attualmente delimitati nella “zona risotto”. Con il bel tempo il servizio viene effettuato anche sulla terrazza esterna che sui suoi cinque tavoli può ospitare una ventina di clienti.
Il ristorante propone tutti i giorni a mezzogiorno un menu composto da un primo, un piatto principale e un dessert al prezzo fisso di 16 franchi. La carta comprende sei antipasti (che a mezzogiorno possono diventare piatti unici), quattro primi piatti, cinque piatti di pesce fresco con prezzi varianti dai 30 ai 37 franchi, cinque piatti di carni (da 28 a 35 franchi) e 6 dessert che hanno un prezzo massimo di 8 franchi. Una carta separata propone una decina di altri piatti unici a base di pasta preparata nelle differenti maniere con prezzi che vanno dai 13 ai 19 franchi. La particolare carta dei risotti comprende dodici variazioni con prezzi compresi tra i 15 e i 25 franchi. La carta dei vini è concentrata su una quindicina di scelti vini ticinesi e altrettanti italiani.
Il ristorante La Rupe di San Zeno propone il suo servizio tutti i giorni a pranzo e cena, eccetto sabato a mezzogiorno, tutta la domenica e lunedì sera quando si ferma per rispettare il riposo settimanale dei dipendenti. Durante le feste particolari – oppure su riservazione per banchetti e feste – il ristorante rimane eccezionalmente aperto anche la domenica a mezzogiorno.


 

Sci Club Airolo

Foto documento Sci Club Airolo

Kuki Zamberlani eletto presidente
Un nuovo slancio
per lo Sci club Airolo

La recente assemblea annuale del glorioso Sci club Airolo ha proposto un radicale cambiamento in seno al proprio comitato. Intanto è stata data una svolta con l’elezione di un nuovo presidente nella persona del dinamico Cesare "Kuki" Zamberlani, indimenticato asso nostrano dell’Hockey Club Ambrì Piotta. Poi sono entrati nel comitato due nuove forze rappresentate dal giudice Mauro Ermani e da Paola Gobbi; tra i membri uscenti è rimasto il solo è Mauro Imperatori, mentre a completare il quintetto che dirige il club sarà il capo tecnico sportivo che verrà nominato prossimamente.
Il nuovo comitato ha voluto subito proporre le proprie strategie per rilanciare il sodalizio, invitando ai Laghetti di Audan i giovani del club e i simpatizzanti per un incontro che è servito anche per ascoltare le proposte dei soci. L'obiettivo del nuovo comitato è quello di rilanciare lo Sci club Airolo e di prepararlo idealmente alla riapertura degli impianti di Pesciüm. E in questo senso il sindaco di Quinto, Valerio Jelmini, pure membro della Valbianca SA che è la società proprietaria degli impianti di risalita, ha rassicurato i partecipanti sul futuro della stazione airolese.
Bisogna ricordare che il club leventinese, fondato nel lontano 1904, vanta una storia ricca di importanti eventi. Pure smagliante è anche il suo presente sportivo, visto che può vantare due ragazze che hanno partecipato ad inizio anno ai giochi olimpici di Vancouver: Kathrin Müller e Deborah Scanzio che hanno tenuto alto i colori svizzeri nello sci freestyle. D’altronde il suo vivaio giovanile sforna in continuazione giovani promesse tanto che ora lo SC Airolo può contare ben quattro elementi selezionati nei quadri nazionali giovanili di Swiss-Ski nella disciplina delle gobbe. E tra i fiori all’occhiello del club non bisogna dimenticare naturalmente Mauro Pini, nato e cresciuto sulle nevi airolesi e in seno al club, che è diventato nientemeno che il capo del settore dello sci femminile svizzero!
Le ulteriori novità dello Sci club Airolo, con interessanti collaborazioni e sinergie, saranno presentate nel corso dell'estate. La presentazione ufficiale delle squadre, dello staff tecnico, della nuova tuta e del programma d'allenamento e agonistico avranno luogo a fine agosto. Tutti i giovani, leventinesi e non, che fossero interessati allo Sci club Airolo e al “Racing Team” possono contattare la segretaria telefonando allo 091 868 10 56; altre informazioni si possono ottenere sul sito www.coruf.ch.